Sabato 9 ottobre don Andrea Forest ha iniziato ufficialmente il suo percorso come direttore di Caritas Vittorio Veneto e presidente della Fondazione Caritas.

Ha voluto affidare ad una lettera il suo saluto per questa nuova avventura che inizia!
Ve lo condividiamo di seguito:

"Carissime, Carissimi,
in settimana ho assunto formalmente l’incarico di Direttore di Caritas Vittorio Veneto e Presidente della Fondazione Caritas. È un servizio che mi è stato richiesto dal vescovo Corrado e che ho accettato nella convinzione che di fronte a una necessità è buona cosa non tirarsi indietro; allo stesso tempo, però, inizio questo cammino con voi con la chiara consapevolezza di non avere le competenze necessarie per un compito così delicato e complesso.

Vi chiedo quindi, nella misura possibile a ciascuno di voi, alcuni atteggiamenti che reputo fondamentali, e che – sono convinto – potranno essere di aiuto non soltanto per me:

  • anzitutto la pazienza. La pazienza che io entri un po’ alla volta in meccanismi già rodati e funzionanti; la pazienza di attendere i tempi maturi di cambiamenti necessari; la pazienza di tutti verso tutti, sapendo che la perfezione non è cosa umana. E anzi un “di più” di pazienza nell’attesa che si prolunga: sebbene, infatti, io abbia formalmente assunto questo compito, sarò pienamente operativo in sede soltanto dal mese di novembre.
  • uno spirito di autentica collaborazione. Ho bisogno, abbiamo bisogno di unire energie e forze per servire al meglio i poveri che vivono in tante e varie forme di povertà, convinti di trovare in essi un riflesso del volto di Cristo. Per questo le intuizioni di ciascuno, ognuno per il ruolo che gli compete, sono una risorsa preziosa da condividere, come già condividiamo passione, fatiche, soddisfazioni.
  • l’impegno a dirci la verità con schiettezza. È importante che sappiamo comunicarci quello che pensiamo, anche quando la verità può essere dura da digerire: è l’unico modo che abbiamo per crescere in umanità e nella qualità di un servizio autentico. Per questo abbiamo bisogno di coraggio e carità nel dire le cose, e di umiltà e benevolenza nell’ascoltarle. Non è un atteggiamento spontaneo per nessuno; anzi è una fatica che io stesso vivo per primo… ma aiutiamoci in questo!

Ho poi una priorità in questi miei primi passi in Caritas: quello di mettermi in ascolto dei vostri punti di vista, per imparare a conoscere più a fondo questa realtà, attraverso gli occhi e l’esperienza di chi è coinvolto da tempo in questo settore.
Ho pensato, in questo, di dare priorità ai Centri di ascolto, avviando un confronto con ciascuna forania nel mese di novembre.

Un’ultima riflessione mi sta a cuore. Nel suo discorso di saluto lo scorso 29 settembre, don Roberto – che ringrazio di cuore per l’impegno che ha messo in questi 9 anni in Caritas – ci consegnava alcuni spunti di “profezia” per il nostro servizio: nell’ambito dell’inserimento lavorativo di chi è svantaggiato, dell’accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo, nella formazione dei giovani, nel sostegno a chi versa in condizioni di povertà, nella fatica di trovare casa a chi non può permetterselo. E ci ricordava come la nostra capacità di “profezia” dipenda soltanto dal nostro essere radicati in Cristo: è nell’Eucaristia che incontriamo un “amore che salva”; mentre invece il nostro amore, per quanto generoso, da solo non riuscirà mai a “salvare” nessuno in modo definitivo. Per questo, nelle nostre comunità cristiane va recuperato il legame con l’Eucaristia, da cui scaturisce e a cui fa riferimento ogni servizio: anzitutto va recuperato il legame di noi operatori Caritas con l’Eucaristia comunitariamente celebrata; ma anche la consapevolezza – che è nostro compito ricordare alle comunità – che un’Eucaristia che non si trasformi in carità vissuta rischia di essere una finzione liturgica.

Mi piacerebbe però – come già aveva immaginato don Roberto – che anche nella nostra sede Caritas a Vittorio Veneto fosse alimentato questo fuoco che rende vivido il nesso tra servizio e fede, tra carità ed Eucaristia, pena il rischio di ridurci ad essere soltanto burocrati e funzionari. Già c’è una cappellina all’interno della nostra struttura: continuerà ad essere un luogo di preghiera in cui, magari una volta alla settimana, potremo celebrare insieme la S. Messa con gli operatori presenti in sede che lo desiderano.
Nel salutarvi, lasciatemi anticipare anche un grazie, che vuole essere sincero e privo di retorica. Grazie perché ci siete: senza il vostro impegno, la vostra sensibilità, la vostra generosità esisterebbe ben poco.
Siete il volto concreto di Caritas!
Aiutiamoci ad esserlo in modo sempre più fedele e, per questo, continuiamo – come ci chiede il vescovo Corrado nell’anno pastorale in corso – a “Camminare insieme, ognuno con il suo dono”.

Un caro e fraterno saluto.

Don Andrea"

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