Natale 2025 – gli auguri del direttore Don Andrea Forest

Natale 2025 – gli auguri del direttore Don Andrea Forest

Io non potrei credere se non in un Dio che sapesse danzare.
(F. Nietzsche, Così parlo Zarathustra)

Stiamo compiendo gli ultimi passi del cammino di quest’anno. Un anno particolarmente intenso: anno del Giubileo della speranza. Anno nel quale abbiamo salutato il vescovo emerito Corrado e nel quale abbiamo accolto il vescovo Riccardo. Anno nel quale papa Francesco ci ha lasciato, mentre papa Leone XIV ha raccolto il timone della barca di Pietro. Fin dalle sue prime parole, lo scorso 8 maggio, Leone ci ha augurato pace: la pace di Cristo, cantata dagli angeli nel Vangelo della notte di Natale; una pace “disarmata e disarmante”, che ancora non trova spazio nel cuore degli uomini e nelle agende della politica.

Forse anche il nostro cuore trova accese dentro di sé battaglie vecchie e nuove, rancori non del tutto superati, sete d’amore non corrisposta e ferite ancora non del tutto rimarginate. Chissà, forse qualche fallimento ci pesa? Qualche progetto che non è andato in porto, qualche persona che non siamo riusciti ad aiutare come avremmo voluto, qualche situazione di fronte alla quale non sapevamo cosa fare, qualche relazione che non siamo riusciti a custodire o valorizzare…

Dentro a questo turbine di grazia giubilare e di misere fragilità, vorrei quest’anno augurarvi la leggerezza di chi sa danzare, ricolmo di gratitudine, senza la pretesa di salvare il mondo, ma con la certezza di aver ricevuto tanto.

Nei Vangeli dell’infanzia di Gesù, vi sono “incontri danzanti” e cammini aperti che stupiscono e rilanciano la storia della salvezza: l’incontro tra Maria ed Elisabetta, la vergine e la sterile, che gioiscono per essere benedette da Dio; la marcia dei pastori, in cerca del segno rappresentato dal Bambino di Betlemme; la cometa e i Magi, che percorrono vie inesplorate che conducono al Messia; Simeone e Anna al tempio di Gerusalemme che prendono tra le braccia Gesù, mentre la profezia dell’Antico Testamento cede il posto al compimento del Nuovo Testamento.

Nessuno di costoro ha lasciato un segno nella storia: né Elisabetta, né i pastori, né i Magi, né Simeone e Anna. Semplicemente hanno saputo gioire, avendo riconosciuto di essere stati visitati dalla presenza di Dio.

Che anche per noi questi giorni siano il tempo per sentirci visitati da Dio. Che sia un buon Natale!

Un Natale che ci insegna l’umiltà delle incompiutezze, ma che ci dona anche la speranza di provare, ancora e daccapo, a farci dono. Che sia un buon Natale, che ci associa alla danza di Dio: con la serietà di chi non accetta compromessi, ma anche con la leggerezza di chi si lascia accarezzare il cuore da un Amore più grande. Così grande da essere tutto racchiuso in un Bambino, Parola di Dio fatta carne per annunciare gioia e pace a tutta l’umanità.