PASQUA 2026
Durante la Quaresima, fra i diversi incontri, c’è stato anche un intenso momento di ritiro spirituale a Follina, vissuto con gli operatori della Caritas provenienti da tutta la Diocesi. Ci aveva guidato il brano dell’evangelista Luca in si cui racconta la chiamata dei primi discepoli (5, 1-11). Avevamo sostato sul senso di fallimento, sulle reti vuote, sulle nostre povertà, tenendo sullo sfondo come riferimento la croce di Gesù.
Vorrei dare eco ad alcune preghiere raccolte in quell’occasione: sono i volti e i cuori di Caritas, che si raccontano davanti al Signore.
- Signore, vorrei lasciare tutto; aiutami invece a lasciarmi portare da te
- Quando pensi di mollare, qualcuno ti cerca…
- Sono talmente concentrata su me stessa, sulle mie sofferenze, che non vedo chi mi sta vicino e ha bisogno di me
- Sono stanco, spesso deluso, mi pare di fallire in tante situazioni. Signore, toccami il cuore per rafforzare la mia fede
- Signore, aiutami a guardare il mondo con i tuoi occhi, per non vedere solo “reti vuote”
- Signore, con te anche il dolore più incomprensibile trova un senso; anche il dolore più insopportabile trova sollievo
- “Sulla tua parola, getterò le reti”: io non sono nulla, Signore, però so che tu operi anche attraverso la mia debolezza. Signore, salvami dalla delusione!
- Signore, oggi ti chiedo di avere fiducia in te. Tu ti servi di me, anche se sono fragile e incapace; ma con te farò cose grandi e belle!
Sono solo alcuni dei quasi cento biglietti che portano scritta in sé una preghiera. Lì è racchiusa la nostra vita, le nostre fatiche, la nostra fede, le nostre invocazioni di speranza.
Eppure, la Pasqua ci sorprende ancora una volta, capace di portare un raggio di risurrezione anche sul nostro servizio. È luce, che dirada le tenebre dell’inadeguatezza; è acqua, che irriga i deserti della stanchezza; è vita, che accende il desiderio di fare un passo in più, senza mollare, perché intuiamo nell’amore di Cristo la sorgente del nostro agire.
“Signore – scriveva qualcuno – so che tu cammini al mio fianco: voglio continuare a credere!”. Non c’è augurio più bello per questa Pasqua: continuare a credere, per non sentirci soli, né soltanto umani. Perché il Cristo risorto, fedele nel farci dono del suo Spirito, continua a camminare con noi e a scrivere, grazie al nostro povero “sì”, pagine nuove – spesso a noi sconosciute – di Vangelo e di salvezza, per tanti altri fratelli e sorelle che si scoprono amati.
Buona Pasqua!
Don Andrea Forest
immagina di copertina della Caritas Italiana